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Tra paura e bellezza nelle società Occidentali

Non essere più il centro dell’universo resta la più grande paura degli occidentali: i quali va detto non stanno puntando più, adeguatamente, sulle infrastrutture, sia l’Europa sia gli Usa. 

L'aeroporto più bello e confortevole del mondo, è a Singapore. 

I tempi possono cambiare: il Rijksmuseum di Amsterdam ha avuto una piccola intuizione una volta, una notte al museo difronte il quadro di Rembrandt, «The Night Watch», per un visitatore. Uno solo. Metodo che avremmo dovuto adottare quando invece i musei chiusero per il Covid. Intanto ancora i lunedì i musei restano chiusi (incivile, anche i sindacati lo sanno, ma la pigrizia a innovare è della politica e soprattutto dei bilanci pubblici).

In Islanda c'è la tradizione di regalarsi libri alla vigilia di Natale e trascorrere il resto della serata leggendo. 

Sono piccoli esempi di speranza e di bellezza dopo il catalogo infinito delle paure. 

A, X, Z, Boomers, Millennials: «Dimmi che paura hai e ti dirò chi sei», Zygmunt Bauman in uno speech sulle «generazioni» me lo domandò a Firenze.

Un'amica quarantenne si è riconosciuta nell'acronimo FoMO (Fear of Missing Out). Per capirla partiamo da JoMO (Joy of Missing Out), il suo contrario, la gioia di perdersi qualcosa, rispetto alla cosiddetta paura di restare tagliati fuori nell’ossessione delle comunicazioni, del multitasking, delle infinite cose, in contemporanea, tra cui scegliere. 


Benedetta Cosmi


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